IL VILLAGGIO AI CONFINI DEL BOSCO

IL VILLAGGIO AI CONFINI DEL BOSCO
Il villaggio ai confini del bosco


Personaggi 

Ivy Walker - Soffia Ferrari / Chiara Barrufaldi

Lucius Hunt - Alessio Bottardi / Giordano Ermondi

Noah Percy- Edoardo  Gnoato

Edward Walker- Deni Dondi / Stefano Peppini

Tabitha Walker- Anna Colpani

Alice Hunt- Claudia Moietta

August Nicholson- Andrea Nisi

Vivian Percy- Miriam Nichilo

Victor Percy- Deni Dondi / Stefano Peppini

Kitty Walker- Lucrezia Mazzoni 

Finton Coin- Mattia Bignardi  / Riccardo Sasso

Christop Crane- Alessio Bottardi / Giordano Ermondi

Kevin/Jamison- Riccardo Sasso / Mattia Bignardi

Marybeth- Soffia Ferrari / Chiara Barrufaldi

Phil-  Mauro Savioli

Violet- Viola Maestrini


Regia 
Raffaele Latagliata 



 
Convigton, un villaggio della Pennsylvania  situato in una vallata ai confini di una foresta. 
 
La STM -  Scuola di  Teatro  di  Mantova ha deciso di portare in scena questo testo con gli  allievi  del Corso Avanzato perché rappresenta per loro un' importante occasione di crescita e di  approfondimento del  lavoro avviato  durante il biennio di  studi. Il testo  mescola, infatti, tra loro generi  diversi, dal thriller al melò, e si pone dal punto di vista espressivo  come un punto  d'incontro tra  cinema e teatro, richiedendo, pertanto,  la capacità attoriale di  spaziare tra codici  interpretativi differenti mantenendo sempre la medesima credibilità.
Un villaggio ai confini  del bosco è un intenso e sofferto atto di accusa nei confronti della paura e di quello che la paura può fare all'uomo, bloccandolo e incarcerandolo entro muri e confini invalicabili. Paura intensa in ogni sua sfumatura: dal razzismo all'esitazione che ci piglia nel confessare i nostri sentimenti, dal timore per l'incolumità al terrore del futuro. Paura innescata da ciò che viene dall’esterno e che ci spaventa perché non lo conosciamo, ma anche  paura che scaturisce dall’interno della realtà che abitiamo, proprio perché cominciamo a percepirne la problematicità, lo svuotamento e al contempo l’infondatezza. "Ci sono segreti a ogni angolo di questo villaggio, Non li senti? Non li vedi?", dirà a un certo punto  Lucius Hunt rovesciando, di colpo, quello che era il punto di vista iniziale della storia. Improvvisamente le paure, l'orrore, il mondo sconosciuto che terrorizza i giovani del villaggio, non starà più nascosto lì nel bosco, in quel luogo inavvicinabile che sembra racchiudere ogni orrore possibile, ma sarà all'interno della comunità, dietro quella facciata e quella voglia di vivere in pace che sembra per forza aver bisogno di un nemico invisibile, addirittura innominabile, per cementarsi ed esistere. Quante vite, quante storie, quante comunità si sono costruite "contro" qualcosa, per difendersi da qualcuno. Ma in questa comunità del 1897 (o almeno  così sembrerebbe) che vive racchiusa in una sorta di oasi di pace, se si escludono i pericoli provenienti  dal bosco dal bosco, gli adulti hanno costruito un universo in cui i giovani non debbano più soffrire, in cui la giovinezza possa essere preservata dalla violenza e dalla pericolosità del vivere moderno. Ma è un'utopia. Non solo perché, di fatto, la violenza si insinua dappertutto, ma soprattutto perché sono proprio loro, i giovani da proteggere, i primi a subire la violenza di quella che si rivelerà  essere  una "grande bugia". 
Una favola nera sulla forza dell'amore che è in grado di sconfiggere anche le più grandi paure, sulle bugie degli adulti e sulla paura come elemento coagulante della nostra attuale civiltà. 


 
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