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METTI VIA QUEL CELLULARE

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  • Date: febbraio 24, 2019
  • Time: 21:00
  • Location: MANTOVA
  • Venue: SPAZIO STUDIO SANT'ORSOLA

METTI VIA QUEL CELLULARE 

Regia di Pino Costalunga e Paolo Valerio

Testo di Aldo Cazzullo

con Andrea Avanzi, Silvia Rizzi e Jacopo Zera

 

Aldo Cazzullo si rivolge ai figli e a tutti i ragazzi: li invita a non confondere la vita virtuale con quella reale.

“Il telefonino e la rete sono il più grande rincoglionimento dell’umanità.” Aldo
“Il telefonino e la rete sono parte della nostra vita. E sono il nostro futuro.” Rossana e Francesco

Ma anche a non bruciarsi davanti ai videogame, a non andare sempre in giro con le cuffiette, a non rinunciare ai libri, al cinema, ai concerti, al teatro; e soprattutto a salvare i rapporti umani con i parenti e i professori, la gioia della conversazione vera e non attraverso le chat e le faccine. I suoi figli, Francesco e Rossana, rispondono spiegando al padre e a tutti gli adulti il rapporto della loro generazione con il telefonino e la rete: che consente di vivere una vita più ricca, di conoscere persone nuove, di mettere lo studente al centro della scuola, di leggere i classici. Ne nasce un dialogo serrato sui rischi e sulle opportunità del nostro tempo: la cattiveria online, gli youtuber e l’elogio dell’ignoranza, i cyberbulli, gli idoli del web, i padroni delle anime da Facebook ad Amazon, l’educazione sentimentale affidata a YouPorn, la distruzione dei posti di lavoro e della cultura tradizionale, i nuovi politici da Trump a Grillo, sino all’uomo artificiale; ma anche le possibilità dei social, i nonni che imparano a usare le chat per parlare coi nipoti, la rivolta contro le dittature, la nascita di una gioventù globale unita dalla rete.

Questo è il libro “Metti via quel cellulare” di Aldo Cazzullo, edito da Mondadori, da cui parte la nostra messa in scena.

Portare le pagine di Cazzullo in Teatro, con la presenza fisica di due attori giovani (Rossana e Francesco) e di un attore più anziano, che veste il ruolo del padre (Aldo), nonché di uno schermo che “ingombra” in maniera gigantesca la scena, come il cellulare è uso “ingombrare” la nostra quotidianità, diventa un modo per mettere ancora di più in evidenza l’importanza della presenza umana e dei rapporti umani, ma pure la difficoltà di staccarsi da quel mezzo, appunto “ingombrante”, ma estremamente utile, che è il cellulare e la tecnologia in generale.

Il gioco dei protagonisti della storia, anzi, la loro relazione, per niente facile, spesso cercata e desiderata, spesso odiata, con il cellulare, i rapporti tra il padre e i figli e cioè tra chi vede nel cellulare soprattutto i rischi e coloro che ne vedono invece una serie di molteplici possibilità, diventano sulla scena non solo rapporto tra gli attori, ma anche rapporto e relazione con quello schermo che sulla scena è spesso più luminoso e sicuramente più grande ed evidentemente più pieno di possibilità dell’attore\essere umano.

Un modo insomma per addentrarsi nelle parole di questo bellissimo libro in modo divertente e imprevedibile, col chiaro tentativo di non trovare risposte, ma di suscitare ulteriori domande.

Perché è il “porsi delle domande per cercare delle strategie” che distingue l’umano dal mezzo tecnologico.