ARS CREAZIONE E SPETTACOLO

STM - Scuola Teatro Mantova

Baccanti

LOC BACCANTI

  • Attività: Spettacolo

Baccanti di Euripide

ADATTAMENTO E REGIA
Raffaele Latagliata

INTERPRETI
Dionisio: Daniele Carta Mantiglia
Penteo: Edoardo Boccalari
Cadmo: Valentino Staffoli
Tiresia: Stefano Peppini
Agave: Paola Sarzola
Primo Messaggero: Rosario Castrovillari
Secondo Messaggero: Stefano Peppini
Due Guardi: Rosario CastrovillariJacopo Zera
Baccanti: Alessandra Aldegheri, Sara Cerzosimo, Chiara De Vincenzi, Laura Foglia, Silvia Gandolfi, Greta Magnani, Francesca Saviola, Valentina Truzzi

ASSISTENTE ALLA REGIA
Matteo Bertoni

SINOSSI
La vicenda narrata nelle Baccanti si svolge, secondo l’unità di spazio e tempo che caratterizza tutte le tragedie greche, interamente a Tebe, ad eccezione di alcune digressioni, frutto della narrazione di testimoni oculari, su ciò che accade in cima al vicino monte Citerone. Il primo personaggio a comparire sulla scena è lo stesso Dioniso, il quale spiega al pubblico il motivo della sua visita a Tebe: egli desidera punire la città che, pur avendo dato i natali a sua madre Semele, non ha voluto riconoscere che ella si fosse legata in amore con Zeus dando così la luce lo stesso Dioniso, dio della vite e dell’ebbrezza. Per far questo, per prima cosa ha indotto un germe di follia in tutte le donne tebane, che sono dunque fuggite sul monte Citerone a celebrare riti in onore di Dioniso stesso (diventando quindi Baccanti ossia donne che celebrano i riti di Bacco, altro nome di Dioniso). Questo fatto però non convince Penteo, re di Tebe: egli rifiuta strenuamente di riconoscere un dio in Dioniso, e lo considera solo una sorta di demone che ha ideato una trappola per adescare le donne. Invano Cadmo (nonno di Penteo) e Tiresia (indovino cieco) tentano di dissuaderlo e di fargli accogliere Dioniso come un dio. Il re di Tebe fa allora arrestare lo stesso Dioniso (che si lascia catturare volutamente) per imprigionarlo. Il dio però scatena un terremoto che gli permette di liberarsi immediatamente. Nel frattempo dal monte Citerone giungono notizie inquietanti: le donne che compiono i riti sono in grado di far sgorgare vino, latte e miele dalla roccia, e in un momento di fuore dionisiaco si sono avventate su una mandria di mucche, squartandole vive con forza sovrumana. Hanno poi invaso alcuni villaggi, devastando tutto, rapendo bambini e mettendo in fuga la popolazione. Dioniso, parlando con Penteo, riesce allora a convincerlo a mascherarsi da baccante per poter spiare di nascosto quelle donne. Lo induce a travestirsi da donna e ad andare con lui sul Citerone, ma, una volta giunti lì, il dio aizza le baccanti contro Penteo. Esse sradicano l’albero sul quale il re si era nascosto e fanno letteralmente a pezzi Penteo. Non solo, ma la prima ad avventarsi su di lui e a spezzargli un braccio è Agave, la madre stessa di Penteo. Questi fatti vengono narrati a Cadmo da un messaggero che è tornato a Tebe dopo aver assistito alla scena. Poco dopo arriva anche Agave con  un bastone sulla cui sommità è attaccata la testa di Penteo, che lei, nel suo delirio di baccante, crede essere una testa di leone. Cadmo, sconvolto di fronte a quello spettacolo, riesce pian piano a far rinsavire Agave, che infine si accorge con orrore di ciò che ha fatto. A quel punto riappare Dioniso, che spiega di aver architettato questo piano per punire chi non credeva nella sua natura divina.

Una messa in scena avvincente e appassionata del capolavoro di Euripide in grado di realizzare un  confronto tra la “parola antica” e una sua rilettura in chiave moderna grazie alla sensibilità e alla interpretazione dei suoi giovani interpreti costruito soprattutto sulla forza emotiva che la tragedia stessa è in grado di trasmettere.